Sono andata a Reggello alla ricerca di un percorso diverso dai soliti ponticini (che, tra l’altro, non so neanche in che stato siano oggi) e ho trovato un itinerario alternativo, bellissimo e decisamente wild.
Ma prima di tutto, quando vengo a Reggello, non può mancare una tappa da Claudio per mangiare le pesche. Obbligatoria.
Archiviata la questione pesche, ho deciso di partire dalla Pieve di San Pietro a Cascia – la trovo citata anche come Pieve Santi Pietro e Paolo. E pensare che frequento questa zona da anni e non l’avevo mai vista! All’alba poi è uno spettacolo. E dire che si tratta di una delle pievi romaniche più importanti del Valdarno: era già citata in documenti dell’XI secolo e sorge lungo un antico asse di comunicazione che collegava questa parte della Toscana. Il campanile, tra l’altro, secondo alcune interpretazioni potrebbe derivare da una torre di avvistamento molto più antica.
Piccola curiosità: accanto alla pieve si trova il Museo Masaccio, inaugurato nel 2002, dove è conservato il celebre Trittico di San Giovenale, considerato la prima opera datata di Masaccio – Tommaso Cassai. Il dipinto, realizzato il 23 aprile 1422, proviene dall’omonima chiesa di San Giovenale, poco distante da qui.
13,6 km x 500/700 m D+
Il percorso è questo, ma vi lascio anche la traccia GPX.
Pieve di San Pietro a Cascia – Reggello – Pontifogno – Campo d’Arme (sentiero 14) – R0(non adatto a escursionisti alle prime armi, prestare attenzione)– Casa Michele (14A,ripida discesa) – sentiero 15 – Pisciolo di Macereto – sentiero 16 – Acqua Rossa – sentiero 15 – Ponte a Enna – rientro a Reggello lungo la strada dell’andata.
I numeri dei sentieri fanno riferimento alla carta del 2008. Non so se siano ancora tutti validi, ma chi è un po’ pratico della zona dovrebbe riuscire a orientarsi senza problemi.
Una curiosità riguarda il toponimo Campo d’Arme: secondo alcune interpretazioni potrebbe essere collegato ad attività legate alla produzione o alla gestione di armamenti per la Repubblica Fiorentina. Se qualcuno ne sa più di me, mi scriva!
La parte più bella, inaspettata, selvaggia, complessa e tecnica è quella che va da Campo d’Arme a Casa Michele: vegetazione arbustiva, affioramenti rocciosi, lastroni di pietra, qualche breve tratto in cui serve attenzione e panorami davvero notevoli.
Per il resto vi aspettano boschi molto belli, il borgo di Pontifogno con la sua chiesetta, il torrente Resco, una cascata (attualmente non in grandissima forma), strade bianche, olivete e tanti scorci panoramici.
Di Pontifogno ho scoperto anche una storia incredibile, riportata e romanzata dallo scrittore locale Alessandro Liberati sul gruppo Facebook “Sei di Reggello se…”. La protagonista è Pierina Nocentini, una donna del paese che negli anni Sessanta venne morsa da una vipera mentre lavorava nel bosco sopra il borgo. Secondo il racconto, trovandosi lontana da qualsiasi soccorso e rendendosi necessario un intervento immediato, riuscì a salvarsi amputandosi con una roncola il dito colpito. Trasportata poi a Reggello a dorso di mulo, venne curata dal medico e visse fino alla vecchiaia. Una di quelle storie che ricordano quanto fosse dura la vita su queste montagne non molti decenni fa.
Il percorso si sviluppa ai margini della Foresta di Sant’Antonio; non essendo un’area protetta, ricordate che si tratta di una zona di caccia.
Ma voi di Reggello vi rendete conto di quanto siete fortunati? In pochi chilometri da casa avete boschi e angoli meravigliosi che meritano davvero di essere esplorati.
Fatemi sapere se ci andate e, soprattutto, se vi è piaciuto tanto quanto è piaciuto a me.
E guarda caso, domenica 1° novembre accompagnerò proprio su questo percorso in collaborazione con il Comune di Reggello. L’escursione sarà gratuita. Per informazioni e iscrizioni: 334 212 6444
Non ti piace il mare ma cerchi un trekking vista mare? Allora la Grande Traversata Elbana potrebbe fare al caso tuo!
Circa 50 chilometri di sentieri che attraversano l’Isola d’Elba da est a ovest, tra boschi, crinali panoramici e monti che si affacciano sul mare. Attenzione però: in alcuni tratti il sole picchia davvero forte! Personalmente credo che il periodo migliore per percorrerla sia la primavera, quando le fioriture colorano l’isola e i profumi della macchia mediterranea danno il meglio di sé. Anche l’autunno resta un’ottima alternativa, con temperature più miti e meno affollamento.
Io l’avevo già percorsa nel 2021 e quest’anno ho deciso di tornarci insieme a Serena. Quella che segue, come al solito, non sarà una descrizione dettagliata dell’itinerario, ma una raccolta di consigli, impressioni e curiosità che potrebbero esservi utili se state pensando di affrontarla.
Come arrivare
La Grande Traversata Elbana può essere percorsa in diversi modi, ma noi abbiamo scelto di partire da Cavo, nella parte orientale dell’isola. Per raggiungere l’Elba bisogna imbarcarsi da Piombino (Lo specifico perché io ero convinta che il traghetto partisse da Livorno – lasciamo perdere- e solo grazie a Santa Silvia ho evitato una partenza….molto movimentata).
Per il parcheggio esistono alcune soluzioni gratuite nei dintorni del porto (scrivetemi su WhatsApp e ve le dico), ma io ho preferito la via più semplice: parcheggio custodito per tre giorni, 30 euro…e passa la paura!
La nostra GTE in 3 tappe: consigli e roba varia
Molti percorrono la Grande Traversata Elbana in due o quattro giorni. Noi abbiamo scelto una soluzione intermedia: tre tappe, aggiungendo anche la salita al Monte Capanne.
Prima tappa:16 km circa900-1000 metri di dislivello positivo
Una volta sbarcati a Cavo, CONSIGLIATISSIMO il passaggio al Panificio Dolce & Pane per fare rifornimento di focacce e panini e poi via, si parte (dopo non trovate nulla eh).
Poco fuori Cavo una breve deviazione verso il Mausoleo Tonietti: progettato dall’architetto fiorentino Adolfo Coppedè per la famiglia Tonietti all’inizio del Novecento, richiama nell’aspetto la forma di un faro e il mondo della navigazione. La cosa curiosa è che, pur essendo nato come tomba monumentale di famiglia, non venne mai utilizzato per questo scopo. Oggi è in stato di abbandono, ma conserva ancora un fascino malinconico e surreale.
La prima parte offre alcuni dei panorami più belli dell’intero percorso. Il mio punto preferito? Senza dubbio il Monte Strega (427 m slm), da cui si possono osservare contemporaneamente la costa nord e la costa sud dell’isola.
Rispetto al 2021 ho trovato alcune frasi molto belle scritte su pannelli di legno sul monte Cima del Monte, 516 m slm. Questo monte mi ha fatto molto ridere perché mi sono immaginata la seguente scena: “Dove vai?” “Sulla Cima del Monte.” “Sì, ma quale?” “La Cima del Monte.” “Si, ma quale cima?” “LA CIMA DEL MONTE.”
Abbiamo trascorso la notte da Terra e Cuore, un luogo davvero speciale. Qui si trovano delle yurta (tende) immerse nella natura, con possibilità di cenare sul posto – anche con panini – e, soprattutto, un gelato di latte di capra mooolto buono (le capre sono le loro). L’atmosfera al tramonto e all’alba è magica. Unico consiglio: sperate che non ci sia vento – noi abbiamo passato una notte insonne! Hanno anche delle bellissime amache 🙂 Questo è un ottimo posto se volete rimanere in quota, senza dover scendere a Porto Azzurro, dove potete comunque trovare alloggio e concedervi anche un bagno al mare. Dovrete però aggiungere qualche chilometro e un po’ di dislivello… ma magari per qualcuno il tuffo finale vale la fatica – PER ME NO!
Seconda tappa:16,8 km circa350-400 metri di dislivello positivo
La tappa più semplice delle tre. Si sviluppa prevalentemente su strade bianche e tratti boscosi e, pur essendo piacevole, è quella che mi ha colpito meno dal punto di vista paesaggistico. Abbiamo pernottato a Procchio, all’Hotel Delfino. Soluzione economica e funzionale, con tanto di ombrellone in spiaggia incluso. La cosa divertente è che siamo arrivate così presto da avere davanti quasi un’intera giornata libera. Così sono andata a fare il bagno. Per tre minuti. Poi me ne sono tornata in camera. Io non sono una tipa da boschi e da riviera…SOLO DA BOSCHI.
Terza tappa:20,7 km circa1200-1400 metri di dislivello positivo
La mia preferita. Anche la più impegnativa. La salita al Monte Perone (630 m slm) è la più tremenda, con tanto di gradini (quando trovate i gradini lungo i sentieri fatevi sempre il segno della croce). In questa tappa si concentra gran parte del dislivello e alcuni traversi richiedono attenzione. Inoltre la discesa verso Pomonte è lunga e decisamente pietrosa.
Il Monte Capanne – 1019 m slm, il più alto dell’Elba – teoricamente non fa parte della GTE Sud… ma siete lì sotto: che fate, ve ne private? La salita regala panorami straordinari…almeno in teoria. Noi, ovviamente, abbiamo trovato una delle poche giornate nuvolose e dalla vetta non abbiamo visto praticamente niente. Però rimane una montagna bellissima e una tappa che vale tutta la fatica. Rifugio in cima chiuso.
Tra gli elementi più caratteristici di questa tappa ci sono i caprili – nella discesa a Pomonte – antiche strutture in pietra a secco utilizzate dai pastori per il ricovero delle capre e la produzione di formaggi. Sono testimonianze preziose della storia rurale dell’isola e meritano una sosta.
Bello il benvenuto all’ingresso di Pomonte.
Altre cose comunque importanti
Acqua: portatene molta. Lungo il percorso le possibilità di rifornimento non sono molte e alla Fonte Schiumoli abbiamo trovato una portata piuttosto ridotta.
Segnaletica: segnata molto bene, ma diciamo che alcune frecce all’Isola d’Elba dicono il falso per quanto riguarda il tempo di percorrenza, quindi non vi fidate più di tanto!
Una volta arrivati a Pomonte, autobus fino a Portoferraio e poi traghetto per Piombino. Nel giro di poche ore vi ritroverete nuovamente sulla terraferma a chiedervi come sia possibile che siano già passati tre giorni.
Per i collezionisti di timbri e ricordi ufficiali: esiste una credenziale della GTE (arriva a casa con un’offerta) e una pergamena finale che vi possono spedire via mail. Attenzione però, perché non tutte le strutture dispongono del timbro ufficiale. Nota completamente inutile ma che sento il bisogno di condividere: sulla credenziale ci sono delle foglie. Delle foglie. In mezzo al mare. Probabilmente sono l’unica persona al mondo a cui questa cosa crea un piccolo turbamento, ma ormai mi conoscete. A parte ciò, è un bel ricordo da conservare dopo la traversata.
Se posso darvi un consiglio, programmate almeno una partenza all’alba. Noi abbiamo incontrato alcuni mufloni! – specie alloctona introdotta per fini venatori negli anni 80: gran parte del percorso fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano quindi è vietata la caccia.
Lungo il cammino ho scoperto anche l’esistenza della Via dell’Essenza, un itinerario che mi sono già segnata per il futuro.
Grazie a Sere per questa bellissima avventura e anche ai bergamaschi, Steven e Simone, per aver condiviso con noi alcuni tratti del percorso!
E, naturalmente, è nato un nuovo obiettivo per il 2027 : tornare qui e percorrere tutta la Grande Traversata Elbana in un’unica tirata.
Ci riuscirò? Appuntamento al prossimo anno! Buon cammino marittimo e buoni panorami dal Capanne (almeno per voi!)
Riassunto tappe e tracce GPX
Tappa 1: Cavo – Terra e Core, 16 km x 900/1000 m d+ ca.
Tappa 2: Terra e Core – Procchio, Hotel Delfino 16.8 km x 350/400 md+ ca.
Tappa 3: Procchio, Hotel Delfino – Monte Capanne – Pomonte 20,7 km x 1200/1400 m d+ca.
Sacco a pelo (necessario se dormite in yurta come abbiamo fatto noi)
Ciabatte, costume, asciugamano e crema solare (la categoria “roba da mare”)
2 paia di calzini
3 mutande
1 reggiseno sportivo
5 magliette (compresa quella per dormire)
1 pantaloncino
1 paio di leggings
Felpina, antivento, camicia, k-way e paracollo
Beauty con: spazzolino, dentifricio, spazzola, deodorante, bagnoschiuma formato mini, cerotti per vesciche e arnica in pasticche
Droghe legali: vitamina C, carboidrati in pasticche, sali minerali (fondamentali con quel caldo), barrette e fruttine
Torcia, power bank e caricabatterie
Soldi e documenti
Recensione non richiesta dello zaino
Grazie a Pesci Camping Store che me lo ha prestato, per la prima volta nella mia vita ho avuto uno zaino serio!
Non sono una grande esperta di materiali tecnici, però posso dire che mi sono trovata molto bene: struttura ottima, schienale super traspirante, tantissime tasche, coprizaino integrato e una comodissima apertura inferiore per recuperare la roba sul fondo senza svuotare tutto lo zaino (particolare di cui mi sono accorta solo quasi alla fine della traversata).
Inoltre lo zaino è dotato di riflettore RECCO®, una tecnologia utilizzata nelle operazioni di ricerca e soccorso che permette ai soccorritori di individuare più facilmente una persona in caso di emergenza.
Piccole pecche, almeno per la mia costituzione fisica:
la cintura lombare non riusciva a stringersi abbastanza (sono secca!);
la cinghia sternale invece stringeva fin troppo (ho le poppe!);
A questo punto mi è venuto il dubbio: non è che ho preso la versione da uomo?
sulla cintura lombare c’era una sola tasca con cerniera. E qui mi rivolgo direttamente a Ferrino: io ho due telefoni, eh!